Montignano
Il castello, che sorge poco distante da Santa Maria in Pantano, in posizione collinare, apparteneva al feudo degli Arnolfi, nei secoli X e XI, viene ricordato in un documento dell’abbazia di Farfa del 1115 co [...]
Villa San Faustino
Il castello di Villa San Faustino fece parte anch’esso, nei secoli X e XI delle terre Arnolfe (citato in documenti dell’abbazia di Farfa del 1115 e 1118). Il castello, connesso con l’importante pieve di S [...]
Colpetrazzo
Castello costruito tra la fine del 1300 ed i primi anni del 1400, conserva ancora intatta la sua struttura medioevale. Di notevole interesse la porta d’ingresso, oltre la quale si trova la piccola chiesa di S [...]
Mezzanelli
Il castello di Mezzanelli , che sorge in posizione strategica, ha seguito le sorti dei vari dominatori che ne hanno gestito la vita politica; un tempo parte del feudo degli Arnolfi, il castello è stato citato [...]
Castel Rinaldi
Castel Rinaldi: Borgo medioevale, costruito, secondo la tradizione, nel 1160 da un tal "Rinaldo duca di Calabria", Castel Rinaldi fece parte anche del feudo dei conti Arnolfi. [...]
Viepri
Il borgo fortificato di Viepri è avvolto dalle alte colline circostanti che, chiamate per secoli ad assicurarne la difesa, sembrano ancora oggi continuare a nasconderlo. Costruito dopo il 1380 sulle rovine del [...]
I Monti Martani
I Monti Martani :La catena dei monti Martani si trova al centro dell'Umbria e si estende, con un andamento regolare da sud a nord, per circa 45 chilometri, tra le province di T [...]
Castelvecchio
Il borgo si presenta oggi con una veste molto diversa da come doveva apparire nel Medioevo: rimangono, oggi, solo alcuni ruderi nascosti dalla vegetazione spontanea che ha ripreso possesso del rilievo sul quale [...]

Rocchette

Malgrado che anche questo insediamento sia in avanzato stato di degrado, conserva tuttavia sufficienti elementi architettonici che danno un quadro d' insieme abbastanza leggibile della funzione difensiva cui ha assolto per secoli; presenta infatti alte e spesse mura che erano rafforzate da torri, delle quali ne rimane una cilindrica posta alla destra della porta di accesso che è sormontata dallo stemma di Todi del XVI secolo. All' interno delle mura castellane del XIV secolo, è la chiesa di S. Maria della Concezione. Sopra l' unica porta di accesso della chiesa è stato murato un frammento scultoreo del IX-X secolo con una Croce; l' interno, più volte ampliato, presenta, sulla sinistra, entro tre riquadri orizzontali, affreschi del XVI secolo raffiguranti un Santo vescovo, Madonna con Bambino, Madonna che brandisce una clava per proteggere dal demonio un bambino vestito di corazza e in basso sulla sinistra una gentildonna inginocchiata ed orante. La cappella, antistante l' ingresso della chiesa, è completamente affrescata: in alto l' Eterno benedicente in un coro di angeli, del XV secolo, e a sinistra in basso Madonna coronata da due angeli che schiaccia con i piedi il drago con sullo sfondo alcuni paesi e castelli, tra i quali ci sembra di scorgere Rocchette; l' affresco reca la data 7 dicembre 1602. Al centro è un affresco della fine del XV o degli inizi del XVI secolo con la Madonna in trono col Bambino sovrastata da angeli alla cui destra è un Santo vescovo  e a sinistra una Santa non identificabile e S. Sebastiano; ancora più a destra è l' immagine di S. Antonio Abate del XVII secolo.  

 

Rocchette
Malgrado che anche questo insediamento sia in avanzato stato di degrado, conserva tuttavia sufficienti elementi architettonici che danno un quadro d' insieme abbastanza leggibile della funzione dife [...]
Castelvecchio
Il borgo si presenta oggi con una veste molto diversa da come doveva apparire nel Medioevo: rimangono, oggi, solo alcuni ruderi nascosti dalla vegetazione spontanea che ha ripreso possesso del rilie [...]
Castel Rinaldi
Castel Rinaldi: Borgo medioevale, costruito, secondo la tradizione, nel 1160 da un tal "Rinaldo duca di Calabria", Castel Rinaldi fece parte anche del feudo dei conti Arnolfi. [...]
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Villa San Faustino
Il castello di Villa San Faustino fece parte anch’esso, nei secoli X e XI delle terre Arnolfe (citato in documenti dell’abbazia di Farfa del 1115 e 1118). Il castello, connesso con l’important [...]
Zampani
Nel XIII secolo il borgo di Zampani ed i suoi abitanti erano compresi nel territorio del castello di Gagliole che si ergeva sulla sommità del colle oggi chiamato Torracio. Distrutto il castello nel [...]

Castelvecchio

Il borgo si presenta oggi con una veste molto diversa da come doveva apparire nel Medioevo: rimangono, oggi, solo alcuni ruderi nascosti dalla vegetazione spontanea che ha ripreso possesso del rilievo sul quale sorgeva il borgo fortificato. Le fonti lo attestano come unodei più importanti e popolosi castelli della zona, l’abitato aveva circa 100 nuclei familiari; era cinto da una poderosa cinta muraria a forma ellittica. Luogo di passaggio, per la sua posizione lungo il percorso tra Massa Martana, Todi e Gualdo Cattaneo, aveva un ospedale e contava alle sue dipendenze ben sette chiese (San Giorgio, Sant'Anastasia, Santa Cristina, San Biagio, Santa Croce, Santissima Trinità e Sant’Ippolito, quest’ultima ancora mostra il suo fascino di pieve romanica. La storia di Castelvecchio è segnata da svariati episodi, che fecero del borgo un teatro di ripetuti scontri; tra questi si ricorda l’assalto, nel 1377, di Catalano degli Atti, capo della fazione guelfa; la popolazione, di parte ghibellina, riuscì a difendersi, grazie alla valida difesa che opponevano le possenti mura. Tutt’altro epilogo ci fu nel 1434 quando il castello fu totalmente distrutto dalle truppe di Francesco Sforza; i pochi superstiti decisero quindi di ricostruire il borgo più a valle, intorno ad un importante incrocio di strade dove nel 1603 fu costruito il Santuario della Madonna di Castelvecchio. L’edificio, che ancora domina l’abitato, mostra linee tardo rinascimentali, che poco si integrano con l’architettura e l’atmosfera medioevale dei castelli della zona. Il santuario, venne fatto costruire dal vescovo di Todi Angelo Cesi nel 1604, su progetto dell'architetto perugino Valentino Martelli; la chiesa fu edificata a ricordo di un fatto miracoloso avvenuto l'11 maggio 1602. Le semplici linee della struttura, nascondono un interno ricco di opere d’arte seicentesche, oltre all’affresco, situato sull'altare maggiore, con l'immagine miracolosa della Madonna con il Bambino, dipinto nel 1581 dal pittore tuderte Pietro Paolo Sensini. Nei quattro altari laterali sono conservate pregevoli tele seicentesche dei pittori: Ascensidonio Spacca detto il Fantino, Cristo crocifisso tra San Francesco e Santa Maria Maddalena, Pietro Paolo Sensini San Carlo Borromeo e Pietro Salvi da Bevagna Madonna di Costantinopoli tra Santi e la Santissima Concezione tra i Santi Francesco, Domenico e Antonio da Padova. Poco fuori dall’abitato si trova la graziosa chiesetta di Sant’Ippolito, documentata fin dal secolo XIII, di eleganti linee romaniche con abside semicircolare di forma inconsueta e con paramento murario in conci bianchi e rosa. L'interno ad unica navata conserva, nell'abside, un affresco del secolo XVII raffigurante Cristo in Croce tra San Pietro e San Paolo.

Curiosità: Il miracolo avvenuto nel luogo dove oggi sorge il  Santuario, ricorda la storia di tanti altri episodi miracolosi, avvenuti in Umbria in un periodo di forte religiosità, basti pensare al poco precedente Tempio di Santa Maria della Consolazione costruito a Todi. Si racconta che un uomo di nome Simone Graziani di Sgurgola, insieme al figlio Giacomo, posseduto da spiriti maligni, era in viaggio per un pellegrinaggio a Loreto, e passando per Castelvecchio fu costretto a rifugiarsi, per un improvviso temporale, in una piccola cappella posta lungo la strada. All’interno era dipinta sul muro un’ immagine della Madonna, l’uomo inizio’ a pregare ed il giorno dopo trovò il figlio completamente guarito. La notizia si diffuse immediatamente nelle zone circostanti ed una gran folla di fedeli accorse per rendere omaggio all'immagine miracolosa intorno alla quale fu poi costruita la chiesa.

Dolina di Castelvecchio:Dolina è una parola di origine slovena e significa semplicemente valle. Dato che l'interesse per i fenomeni carsici ed anzi per lo stesso carsismo si è sviluppato a partire dai territori sloveni, la terminologia internazionale ha fatto proprio questo termine per definire più precisamente una valle carsica, cioè una depressione tipica del terreno modellato in varie fogge da fenomeni di carsismo. Una dolina è una conca chiusa, un bacino che si riempirebbe d'acqua originando un laghetto se le pareti ed il fondo fossero impermeabili; invece, di solito, l'acqua viene assorbita attraverso vie sotterranee. Formatasi dall’azione erosiva delle acque meteoriche la dolina carsica, di forma ellittica, misura 250-300 m di diametro e circa 20 di profondità. Le stratificazioni sono visibili e ben definite e quel che più conta, il luogo dove si trova la dolina è di grande interesse geologico.

 

Rocchette
Malgrado che anche questo insediamento sia in avanzato stato di degrado, conserva tuttavia sufficienti elementi architettonici che danno un quadro d' insieme abbastanza leggibile della funzione dife [...]
Castelvecchio
Il borgo si presenta oggi con una veste molto diversa da come doveva apparire nel Medioevo: rimangono, oggi, solo alcuni ruderi nascosti dalla vegetazione spontanea che ha ripreso possesso del rilie [...]
Castel Rinaldi
Castel Rinaldi: Borgo medioevale, costruito, secondo la tradizione, nel 1160 da un tal "Rinaldo duca di Calabria", Castel Rinaldi fece parte anche del feudo dei conti Arnolfi. [...]
Colpetrazzo
Castello costruito tra la fine del 1300 ed i primi anni del 1400, conserva ancora intatta la sua struttura medioevale. Di notevole interesse la porta d’ingresso, oltre la quale si trova la piccola [...]
Mezzanelli
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Viepri
Il borgo fortificato di Viepri è avvolto dalle alte colline circostanti che, chiamate per secoli ad assicurarne la difesa, sembrano ancora oggi continuare a nasconderlo. Costruito dopo il 1380 sull [...]
Villa San Faustino
Il castello di Villa San Faustino fece parte anch’esso, nei secoli X e XI delle terre Arnolfe (citato in documenti dell’abbazia di Farfa del 1115 e 1118). Il castello, connesso con l’important [...]
Zampani
Nel XIII secolo il borgo di Zampani ed i suoi abitanti erano compresi nel territorio del castello di Gagliole che si ergeva sulla sommità del colle oggi chiamato Torracio. Distrutto il castello nel [...]

Castel Rinaldi

Castel Rinaldi: Borgo medioevale, costruito, secondo la tradizione, nel 1160 da un tal "Rinaldo duca di Calabria", Castel Rinaldi fece parte anche del feudo dei conti Arnolfi. Costantemente di parte guelfa, fu spesso al centro di lotte intestine che segnarono il territorio nel Medioevo: nel 1311 fu assalito infatti dai ghibellini di Todi che lo costrinsero alla sottomissione, nel XV sec., passo’ sotto la signoria della potente famiglia Atti di Todi. Costruito in una zona poco stabile, intorno alla prima meta del 1400 fu danneggiato da alcuni smottamenti che ridussero notevolmente la grandezza del castello.  Sappiamo che vi sosto’ papa Clemente VII, di passaggio in Umbria nel 1532. Meritano attenzione la cinta muraria medioevale e la chiesa parrocchiale di San Sebastiano. Poco fuori dal castello, purtroppo ricoperta dalla vegetazione e di difficile accesso, è situata una necropoli pagana, di notevole interesse storico e documentario, scavata nel tufo: formata da oltre 15 caverne, probabilmente prototipo per la successiva catacomba cristiana di San Faustino.

Curiosità:  La profonda religiosità della popolazione martana è testimoniata, come si legge in un documento del 1700, dalla presenza di alcuni sepolcreti: «…si veggono alcune grotte. Una delle quali era un sepolcreto o un colombario con molte piccole nicchie per le olle cinerarie divise in vari ordini sino a sette l’una sopra l’altra.». (Nessi S., Ceccaroni S., 1978, p.58).  Queste strutture, scoperte  in numero notevole sulle rupi che costeggiano la via Flaminia ed il fosso di Massa Martana, consistono in ambienti ipogei di probabile uso funerario, scavati nella roccia. Presentano sulle pareti file di piccole nicchie, di 20-25 cm. di lato e profonde 30 cm., e di  forma diversa a secondo della località; sono databili tra il II secolo a.C. ed il III secolo d.C. Nel colombario di Castel Rinaldi per esempio, sono perfettamente allineate ed hanno il lato superiore leggermente arcuato. Negli altri colombari, soprattutto in quelli della rupe di Massa Martana, visibili dalla strada che sale verso il centro storico, sono disposte a scacchiera ed hanno forma rettangolare mentre all’interno si allargano con leggera strombatura a tronco di piramide. Finora ne sono stati identificati 18, in diverse località (Massa Martana, Caciaro, Ponte e Castel Rinaldi), quasi tutti delle stesse dimensioni: 8-10 metri di lunghezza, 3-4 metri di altezza. Purtroppo sono difficilmente raggiungibili sia per la loro ubicazione sia perchè coperte dalla vegetazione; molte sono ancora seminterrate; probabilmente  nel Medioevo, furono utilizzate dagli abitanti di Massa Martana, per l’allevamento dei colombi, come già testimoniato, per esempio ad Orvieto.

 

Rocchette
Malgrado che anche questo insediamento sia in avanzato stato di degrado, conserva tuttavia sufficienti elementi architettonici che danno un quadro d' insieme abbastanza leggibile della funzione dife [...]
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Il borgo si presenta oggi con una veste molto diversa da come doveva apparire nel Medioevo: rimangono, oggi, solo alcuni ruderi nascosti dalla vegetazione spontanea che ha ripreso possesso del rilie [...]
Castel Rinaldi
Castel Rinaldi: Borgo medioevale, costruito, secondo la tradizione, nel 1160 da un tal "Rinaldo duca di Calabria", Castel Rinaldi fece parte anche del feudo dei conti Arnolfi. [...]
Colpetrazzo
Castello costruito tra la fine del 1300 ed i primi anni del 1400, conserva ancora intatta la sua struttura medioevale. Di notevole interesse la porta d’ingresso, oltre la quale si trova la piccola [...]
Mezzanelli
Il castello di Mezzanelli , che sorge in posizione strategica, ha seguito le sorti dei vari dominatori che ne hanno gestito la vita politica; un tempo parte del feudo degli Arnolfi, il castello è s [...]
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Viepri
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Villa San Faustino
Il castello di Villa San Faustino fece parte anch’esso, nei secoli X e XI delle terre Arnolfe (citato in documenti dell’abbazia di Farfa del 1115 e 1118). Il castello, connesso con l’important [...]
Zampani
Nel XIII secolo il borgo di Zampani ed i suoi abitanti erano compresi nel territorio del castello di Gagliole che si ergeva sulla sommità del colle oggi chiamato Torracio. Distrutto il castello nel [...]

Colpetrazzo

Castello costruito tra la fine del 1300 ed i primi anni del 1400, conserva ancora intatta la sua struttura medioevale. Di notevole interesse la porta d’ingresso, oltre la quale si trova la piccola chiesa di San Bernardino, antica parrocchiale del castello. Sopra la chiesa di San Bernardino merita una visita l'antica sala della confraternita del Santissimo Sacramento interamente decorata con un prezioso ciclo di affreschi votivi del XV e XVI secolo. Appena fuori dalle mura castellane si trova la chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Giuseppe e Bernardino, edificata nel secolo XVI in sostituzione della più antica chiesa di San. Bernardino, ritenuta piccola e collocata in posizione scomoda per l'accesso dei fedeli; che conserva alcune tele del 1600 attribuibili a pittori umbri dell’epoca. 

 

Rocchette
Malgrado che anche questo insediamento sia in avanzato stato di degrado, conserva tuttavia sufficienti elementi architettonici che danno un quadro d' insieme abbastanza leggibile della funzione dife [...]
Castelvecchio
Il borgo si presenta oggi con una veste molto diversa da come doveva apparire nel Medioevo: rimangono, oggi, solo alcuni ruderi nascosti dalla vegetazione spontanea che ha ripreso possesso del rilie [...]
Castel Rinaldi
Castel Rinaldi: Borgo medioevale, costruito, secondo la tradizione, nel 1160 da un tal "Rinaldo duca di Calabria", Castel Rinaldi fece parte anche del feudo dei conti Arnolfi. [...]
Colpetrazzo
Castello costruito tra la fine del 1300 ed i primi anni del 1400, conserva ancora intatta la sua struttura medioevale. Di notevole interesse la porta d’ingresso, oltre la quale si trova la piccola [...]
Mezzanelli
Il castello di Mezzanelli , che sorge in posizione strategica, ha seguito le sorti dei vari dominatori che ne hanno gestito la vita politica; un tempo parte del feudo degli Arnolfi, il castello è s [...]
Montignano
Il castello, che sorge poco distante da Santa Maria in Pantano, in posizione collinare, apparteneva al feudo degli Arnolfi, nei secoli X e XI, viene ricordato in un documento dell’abbazia di Farfa [...]
Viepri
Il borgo fortificato di Viepri è avvolto dalle alte colline circostanti che, chiamate per secoli ad assicurarne la difesa, sembrano ancora oggi continuare a nasconderlo. Costruito dopo il 1380 sull [...]
Villa San Faustino
Il castello di Villa San Faustino fece parte anch’esso, nei secoli X e XI delle terre Arnolfe (citato in documenti dell’abbazia di Farfa del 1115 e 1118). Il castello, connesso con l’important [...]
Zampani
Nel XIII secolo il borgo di Zampani ed i suoi abitanti erano compresi nel territorio del castello di Gagliole che si ergeva sulla sommità del colle oggi chiamato Torracio. Distrutto il castello nel [...]

Mezzanelli

Il castello di Mezzanelli , che sorge in posizione strategica, ha seguito le sorti dei vari dominatori che ne hanno gestito la vita politica; un tempo parte del feudo degli Arnolfi, il castello è stato citato in alcuni documenti del 1115 e 1118 con i quali i conti Ridolfo, Saraceno, Guillelmus, Hugolino, Tebaldo e Bulgarello cedevano parte di Mezzanelli e di altri loro possedimenti all’abate Beraldo di Farfa. Appartenne poi ai conti di Baschi quindi passò in parte sotto il dominio dei duchi Cesi. Situato in posizione ottinale fu più volte assalito da Spoleto e da Todi nel corso delle lotte tra guelfi e ghibellini. Subì distruzioni nel 1447 e nel 1451. Nel 1467 fu restaurato con il concorso di tutti i suoi abitanti che per l’occasione si autotassarono. Nel 1500 circa fu nuovamente assalito dalle truppe del papa Alessandro VI che distrussero la rocca. Quest’ultima, rimane ancora a dominio del borgo, e conserva una vistosa torre in pietra e le mura perimetrali; si può raggiungere con una piacevole passeggiata che sale dal borgo fino alla cima del colle, dove, immersi in un contesto paesaggistico molto suggestivo, appaiono i resti della struttura fortificata.  Proprio nella parte più alta del borgo, si trova la chiesa parrocchiale di San Filippo e San Giacomo che conserva un pregevole affresco raffigurante la Madonna del Rosario.

Curiosità: Tra il X e l’XI secolo si diffuse in Europa un fenomeno nuovo e destinato ad avere conseguenze di grande portata: l’incastellamento. L’assenza di un forte potere centrale e le nuove invasioni di Saraceni, Normanni, Ungari, gettarono il vecchio continente in una situazione di profonda insicurezza. I centri abitati furono costretti a ripensare la loro forma e organizzazione, dotandosi di strumenti in grado di rispondere all’impellente necessità di difesa. I borghi furono fortificati e si trasformarono in castelli, da intendersi pertanto non come fortezze militari ma come luoghi dove viveva stabilmente una comunità di persone. L’elemento identificativo di un castello, che generalmente sorgeva in posizione elevata, erano innanzitutto le mura, in grado di raggiungere spessori di 2-3 metri. Alte e possenti, erano concluse alla sommità da camminamenti e dalla caratteristica merlatura che consiste in un’alternanza di pieni e vuoti funzionale ad assicurare la protezione dei soldati dagli attacchi degli arcieri. Le merlature si distinguono in ghibelline o imperiali, quelle che presentano sommità a coda di rondine, e guelfe o papali, quelle a corpi quadrati. Le mura, che oltre ad assicurare la difesa militare generavano un sentimento d’identità e unità collettiva, si arricchivano di possenti torri, la principale delle quali era il cosiddetto mastio. Altro elemento fondamentale di un castello erano i fossati che, circondando le mura, mantenevano il nemico a distanza; potevano essere superati tramite ponti fissi in muratura o ponti levatoi in legno, sollevati in caso di pericolo. La gente viveva all’interno del castello e, nel caso di realtà di particolarmente popolose, la struttura divenne più complessa sino a contemplare chiese e piazze.

Il leccio: (Quercus ilex L.1753) detto anche elce, è una pianta della famiglia delle Fagaceae, diffusa nei paesi del bacino del Mediterraneo.

l leccio è generalmente un albero sempreverde con fusto raramente dritto, singolo o diviso alla base, di altezza fino a 20-25 metri. Può assumere aspetto cespuglioso qualora cresca in ambienti rupestri.

La corteccia è liscia e grigia da giovane, col tempo diventa dura e scura quasi nerastra, finemente screpolata in piccole placche persistenti di forma quasi quadrata.

I giovani rami dell'anno sono pubescenti e grigi, ma dopo poco tempo diventano glabri e grigio- verdastri.

Le gemme sono piccole, tomentose, arrotondate con poche perule.

Il Bosso: genere delle Buxaceae, arbusto cespuglioso sempreverde, ramoso compatto con fusto rami e legno giallastro, pianta moderatamente velenosa, foglie generalmente opposte picciolate o sessili, ellissoidali, coriacee di colore verde più o meno scuro e lucente, fiori monoici piccoli sessili, i frutti sono capsule coriacee con pochi semi oblunghi. Si trova spontaneo in luoghi rocciosi, aridi anche calcarei, in Europa, Asia e Africa.

Corbezzolo: Il corbezzolo (Arbutus unedo L., 1753), detto anche albatro, è un cespuglio o un piccolo albero appartenente alla famiglia delle Ericaceae. I frutti maturano nell'anno successivo rispetto alla fioritura che dà loro origine, in autunno. La pianta si trova quindi a ospitare contemporaneamente fiori e frutti maturi, cosa che la rende particolarmente ornamentale, per la presenza sull'albero di tre vivaci colori: il rosso dei frutti, il bianco dei fiori e il verde delle foglie.

Curiosità: Il poeta Giovanni Pascoli dedicò al corbezzolo una poesia. In essa si fa riferimento al passo dell'Eneide in cui Pallante, ucciso da Turno, era stato adagiato su rami di corbezzolo; il poeta vide nei colori di questa pianta una prefigurazione della bandiera italiana e considerò Pallante il primo martire della causa nazionale.

« O verde albero italico, il tuo maggio

è nella bruma: s'anche tutto muora,

tu il giovanile gonfalon selvaggio

spieghi alla bora »

 

Nel Risorgimento il corbezzolo, proprio a causa dei colori che assume in autunno, uguali a quelli della bandiera nazionale, era considerato un simbolo del tricolore.

 

L’Orniello: Fraxinus ornus è una pianta della famiglia delle Oleaceae, (conosciuto come Orniello o Orno e chiamato volgarmente anche frassino da manna o albero della manna nelle zone di produzione della manna) è un albero o arbusto di 4-8 metri di altezza, spesso ridotto a cespuglio,

Ha tronco eretto, leggermente tortuoso, con rami opposti ascendenti con corteccia liscia grigiastra, opaca, gemme rossicce tomentose; la chioma ampia è formata da foglie caduche opposte, imparipennate, con 5-9 segmenti (più spesso 7), di cui i laterali misurano 5-10 cm, si presentano ellittici o lanceolati, brevemente picciolati e larghi un terzo della loro lunghezza. Il segmento centrale, invece, si presenta largo circa la metà della sua lunghezza ed è obovato; la faccia superiore è di un bel colore verde, mentre quella inferiore è più chiara e pelosa lungo le nervature. Le infiorescenze sono a forma di pannocchie, generalmente apicali e ascellari; i fiori generalmente ermafroditi e profumati, con un breve pedicello, possiedono un calice campanulato con quattro lacinie lanceolate e diseguali di colore verde-giallognolo; la corolla ha petali bianchi leggermente sfumati di rosa, lineari, di 5-6 mm di lunghezza. Il frutto è una samara oblunga, cuneata alla base, ampiamente alata all'apice, lunga 2-3 cm e con un unico seme compresso di circa un centimetro.

Il carpino nero: (Ostrya carpinifolia) è un albero della famiglia delle Betulaceae. Il carpino nero ha tronco dritto e chioma raccolta e un po' allungata; le sue foglie sono a forma ovale, allungate e con il bordo seghettato; la nervatura principale è molto evidente. I frutti sono acheni a grappolo di colore bianco/verde. Il Carpino nero, in Italia, si trova nelle fasce medie delle colline in posizioni mediamente soleggiate. La formazione forestale nella quale il Carpino nero risulta nel suo optimum è l'Orno-ostrietum, vale a dire in associazione con l'Orniello (Fraxinus ornus). Tale associazione (di cui l'Orniello e il Carpino sono le specie rappresentative) è tipica della "vegetazione illirica", ben rappresentata in Italia. Ha esigenze idriche superiori a quelle della roverella, predilige i suoli calcarei e marnosi, teme il ristagno idrico, ma sopporta i terreni argillosi.

Il cerro: (Quercus cerris L.) è un albero a foglie caduche appartenente alla famiglia delle Fagaceae. È una specie che tende a sviluppare una chioma sino ad una altezza di 30-35 m. Il cerro ha foglie di colore verde scuro dal margine con profonde lobature. Il tronco ha corteccia grigio-brunastra con profonde solcature rossicce (il felloderma si rende infatti visibile). I frutti sono ghiande di circa 2,5 cm di lunghezza, caratteristiche per il "cappuccio" che le copre parzialmente ricoperto di una sortadi peluria riccioluta, di colore giallino chiaro. La propagazione avviene tramite ghiande la cui maturazione fisiologica si completa in due anni.

La Roverella: (Quercus pubescens, Willd. 1805), è la specie di quercia più diffusa in Italia, tanto che in molte località è chiamata semplicemente quercia. Appartiene alla famiglia delle Fagaceae. Resistente all'aridità, è facilmente riconoscibile d'inverno in quanto mantiene le foglie secche attaccate ai rami a differenza delle altre specie di querce. Il principale carattere diagnostico per identificare la specie è quello di sentire al tatto le foglie o le gemme: sono ricoperte da una fine peluria che si può facilmente apprezzare. Generalmente venivano lasciate delle piante di quercia lungo i confini di proprietà così che è possibile in certi casi ricostruire detti confini esaminando la presenza dei grossi esemplari della specie.

 

Rocchette
Malgrado che anche questo insediamento sia in avanzato stato di degrado, conserva tuttavia sufficienti elementi architettonici che danno un quadro d' insieme abbastanza leggibile della funzione dife [...]
Castelvecchio
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Castel Rinaldi
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Mezzanelli
Il castello di Mezzanelli , che sorge in posizione strategica, ha seguito le sorti dei vari dominatori che ne hanno gestito la vita politica; un tempo parte del feudo degli Arnolfi, il castello è s [...]
Montignano
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Viepri
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Villa San Faustino
Il castello di Villa San Faustino fece parte anch’esso, nei secoli X e XI delle terre Arnolfe (citato in documenti dell’abbazia di Farfa del 1115 e 1118). Il castello, connesso con l’important [...]
Zampani
Nel XIII secolo il borgo di Zampani ed i suoi abitanti erano compresi nel territorio del castello di Gagliole che si ergeva sulla sommità del colle oggi chiamato Torracio. Distrutto il castello nel [...]

Montignano

Il castello, che sorge poco distante da Santa Maria in Pantano, in posizione collinare, apparteneva al feudo degli Arnolfi, nei secoli X e XI, viene ricordato in un documento dell’abbazia di Farfa del 1115 come Poggio di Santa Maria in Pantano. Come molti altri borghi della zona, durante il XII fu sottomesso da Todi. Il castello presenta ancora una buona parte delle sue strutture medioevali: le mura, alcune torri angolari e la porta di accesso oltre la quale si trova la piccola chiesa di San Giovanni, che conserva una pregevole tela raffigurante la Madonna del Rosario opera di Bartolomeo Barbiani. Poco fuori del castello, si trovano i ruderi (le mura perimetrali e l'abside semicircolare in pietra squadrata) dell’antica chiesa di Santa Degna, documentata fin dal secolo XIII; di notevole interesse è il grande sarcofago di pietra che si trova dietro l'abside.

Curiosità: Nel 1577 Montignano e la sua tenuta furono devastati dal passaggio di alcune truppe mercenarie francesi, a seguito di questo drammatico episodio, il consiglio generale di Todi, decise di esentare i suoi cittadini dal pagamento di dazi e imposte, per quattro anni!!

 

Rocchette
Malgrado che anche questo insediamento sia in avanzato stato di degrado, conserva tuttavia sufficienti elementi architettonici che danno un quadro d' insieme abbastanza leggibile della funzione dife [...]
Castelvecchio
Il borgo si presenta oggi con una veste molto diversa da come doveva apparire nel Medioevo: rimangono, oggi, solo alcuni ruderi nascosti dalla vegetazione spontanea che ha ripreso possesso del rilie [...]
Castel Rinaldi
Castel Rinaldi: Borgo medioevale, costruito, secondo la tradizione, nel 1160 da un tal "Rinaldo duca di Calabria", Castel Rinaldi fece parte anche del feudo dei conti Arnolfi. [...]
Colpetrazzo
Castello costruito tra la fine del 1300 ed i primi anni del 1400, conserva ancora intatta la sua struttura medioevale. Di notevole interesse la porta d’ingresso, oltre la quale si trova la piccola [...]
Mezzanelli
Il castello di Mezzanelli , che sorge in posizione strategica, ha seguito le sorti dei vari dominatori che ne hanno gestito la vita politica; un tempo parte del feudo degli Arnolfi, il castello è s [...]
Montignano
Il castello, che sorge poco distante da Santa Maria in Pantano, in posizione collinare, apparteneva al feudo degli Arnolfi, nei secoli X e XI, viene ricordato in un documento dell’abbazia di Farfa [...]
Viepri
Il borgo fortificato di Viepri è avvolto dalle alte colline circostanti che, chiamate per secoli ad assicurarne la difesa, sembrano ancora oggi continuare a nasconderlo. Costruito dopo il 1380 sull [...]
Villa San Faustino
Il castello di Villa San Faustino fece parte anch’esso, nei secoli X e XI delle terre Arnolfe (citato in documenti dell’abbazia di Farfa del 1115 e 1118). Il castello, connesso con l’important [...]
Zampani
Nel XIII secolo il borgo di Zampani ed i suoi abitanti erano compresi nel territorio del castello di Gagliole che si ergeva sulla sommità del colle oggi chiamato Torracio. Distrutto il castello nel [...]

Viepri

Il borgo fortificato di Viepri è avvolto dalle alte colline circostanti che, chiamate per secoli ad assicurarne la difesa, sembrano ancora oggi continuare a nasconderlo. Costruito dopo il 1380 sulle rovine del demolito castello di Monte Schignano, il suo dominio fu oggetto di un’aspra contesa tra Todi e Foligno. Pur di non soggiacere all’autorità tuderte, nel 1392 preferì sottomettersi ad Ugolino Trinci, signore di Foligno. Fu comunque una breve parentesi e Viepri fu definitivamente conquistata da Todi che, per meglio rendere manifesto il suo potere, fece apporre il proprio stemma, un’aquila, sopra una delle due porte di accesso al castello.  Queste ultime sono ancora ben conservate, mentre delle mura medievali è visibile solo una porzione del perimetro originario. All’interno del piccolo borgo si trova la chiesa di San Giovanni che custodisce un interessante affresco datato 1577, raffigurante in alto la Madonna col bambino tra angeli, sottola Decollazione di San Giovanni Battista, resa con uno stile semplice e popolare ma di grande efficacia comunicativa, e sulla sinistra San Rocco

Rocchette
Malgrado che anche questo insediamento sia in avanzato stato di degrado, conserva tuttavia sufficienti elementi architettonici che danno un quadro d' insieme abbastanza leggibile della funzione dife [...]
Castelvecchio
Il borgo si presenta oggi con una veste molto diversa da come doveva apparire nel Medioevo: rimangono, oggi, solo alcuni ruderi nascosti dalla vegetazione spontanea che ha ripreso possesso del rilie [...]
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Villa San Faustino
Il castello di Villa San Faustino fece parte anch’esso, nei secoli X e XI delle terre Arnolfe (citato in documenti dell’abbazia di Farfa del 1115 e 1118). Il castello, connesso con l’important [...]
Zampani
Nel XIII secolo il borgo di Zampani ed i suoi abitanti erano compresi nel territorio del castello di Gagliole che si ergeva sulla sommità del colle oggi chiamato Torracio. Distrutto il castello nel [...]

Villa San Faustino

Il castello di Villa San Faustino fece parte anch’esso, nei secoli X e XI delle terre Arnolfe (citato in documenti dell’abbazia di Farfa del 1115 e 1118). Il castello, connesso con l’importante pieve di San Faustino, nel secolo XIII fu inserito nei possedimenti del contado di Todi.

Curiosità: Nel giorno di San Faustino si svolgeva nell’ampia radura antistante la chiesa una grande fiera tanto che nello statuto di Todi del 1275 viene stabilito di inviare a questa festa un giudice dei "malefizi" con un notaio ed una scorta armata per garantire l’ordine pubblico, che spesso veniva meno in queste occasioni di festa.

 

Abbazia di San Faustino: L'abbazia di San Faustino, una delle più interessanti della zona, venne edificata sui ruderi di una villa romana, della quale recenti scavi hanno rivelato le fondazioni ed ambienti destinati alla lavorazione dei prodotti agricoli ad essa connessi. Costruita con materiale di recupero di edifici romani, presenta uniformità di struttura e di colore dovuta all’uso del travertino locale, materiale di costruzione anche del basamento della stessa chiesa.  La chiesa, dedicata a San Faustino, probabilmente discepolo e confessore del vescovo della Civitas Martana San Felice, e l'attiguo monastero, furono edificati dai monaci benedettini, sulla tomba del Santo. La facciata presenta un’architettura di stile lombardo, purtroppo alterato dalla recente costruzione del portico antistante; della struttura originaria resta una bella trifora con colonnine marmoree. In origine doveva avere il presbiterio sopraelevato con sottostante cripta. L'interno, ad unica navata, è molto rimaneggiato, al centro dell'abside sono interrati due sarcofagi, uno dei quali è venerato come quello di San Faustino. Tra i vari frammenti scultorei ed iscrizioni, è interessante, quella che ricorda il passaggio del pontefice Pio II nel dicembre del 1462. Si segnala all’interno un affresco del pittore aretino Sebastiano Florii raffigurante la Madonna del Rosario (1580). Recente è anche il campanile, che si eleva, con una struttura imponente, separato dalla chiesa; l’edificio attiguo, invece, che costituiva il complesso abbaziale, ha conservato la forma inconsueta di poderosa casa rurale. La semplicità della struttura rustica dimostra che, a differenza di altre abbazie benedettine, il complesso di S Faustino non riuscì ad affermare la propria potenza, in quanto dal sec. XI fu dipendente dall’Abbazia di Farfa.

Curiosità:Guardando attentamente la facciata, a destra della trifora si potrà notare un’epigrafe con l'iscrizione di Lucius Julius Marcianus e di sua moglie Publicia, di evidente riutilizzo romano, a sinistra un frammento di fregio dorico con metope a rosette e bucrani. Molti edifici della zona, sono stati costruiti utilizzando materiale di spoglio, proveniente dai preesistenti edifici romani; una pratica molto frequente in questa zona; reperti antichi si trovano inglobati anche nelle altre chiese e abbazie del massetano.

Catacombe di San Faustino: Nascoste tra campi di grano e casolari, si trovano le uniche catacombe cristiane in Umbria, costruite probabilmente dalla comunità cristiana del vicus, che si sviluppò molto presto (la leggenda agiografica di San Brizio indica il I-II secolo) e che fu senz’altro molto numerosa (nella Catacomba sono state individuate oltre 300 sepolture). Dal 1948 il nome  delle catacombe è legato alla memoria di San Faustino; proprio in quell’anno infatti vennero ritrovate, nella abbazia omonima poco distante da qui, le sue ossa.  Le catacombe, furono in parte interrate, dopo l’abbandono di questo tratto della Flaminia, e  rimasero sconosciute fino al ‘600; sappiamo da una lettera del nobile Giuseppe Mattei, di Todi, datata 1691, che il luogo viene nominato come “grotta traiana”, e la sua descrizione è alquanto suggestiva: “Si entra tra le fauci di un grande scoglio di travertino, bisognando alquanto curvarsi e portarsi anco il lume,perché si va al buio. Dentro, dopo che si è discesi, si trovano tre strade sotterranee tutte scavate con lo scalpello”…

Successivamente su questo luogo cadde nuovamente il silenzio fino al 1900 quando si tornò a parlare delle catacombe al Secondo Congresso di Archeologia Cristiana; l’importanza del sito emergerà grazie all’archeologo Giuseppe Sordini che lo indicherà come primo ed unico cimitero in Umbria. Nel 1940 iniziarono finalmente i lavori di scavo per recuperare il cimitero, interrotti solo dalla Seconda Guerra Mondiale, quando la catacomba fu utilizzata come rifugio antiaereo dagli abitanti della zona. La catacomba non è ha le dimensioni delle ben più note catacombe cristiane di Roma, ma presenta comunque una struttura articolata; è composta da un  corridoio principale discendente, lungo circa 25 metri ed alto fino a 4 metri; anticamente vi si accedeva con una ripida scala scavata nella roccia, oggi molto consumata e nascosta sotto la moderna scala di metallo. Dal corridoio centrale si dipartono simmetricamente quattro cunicoli laterali di diversa lunghezza. Le pareti dei cunicoli presentano file di loculi sovrapposti, di varie dimensioni, regolati sul corpo che vi si inumava. Si possono anche notare dei piccoli loculi, destinati alle sepolture dei bambini; molte sepolture  sono chiuse da lastre di marmo o tegoloni di terracotta; molte tombe, dette formae, sono scavate anche nel terreno. Numerosi  i graffiti con i simboli della croce, della palma e del pesce, legati alla figura di Cristo. Interessante un sarcofago scolpito a forma di toro che ha fatto avanzare l’ipotesi di un luogo dedicato al culto di Mitra, poi adattato a cimitero cristiano. Pochi i reperti archeologici ritrovati: singolare l’assenza di iscrizioni, attribuibile alla analfabetizzazione degli abitanti poiché si tratta di un ipogeo di campagna. Attigua alla catacomba è stata rinvenuta, nel 1997, grazie ai lavori avviati dalla Pontificia Commissione di Archeologia Sacra, e condotti dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Umbria, una piccola basilica, con orientamento ad est, pianta rettangolare ed abside semicircolare. Un edificio, probabilmente connesso alla vicina catacomba, e occupato da 19 sepolture di diverso tipo, scavate direttamente nella roccia; tra queste interessante anche la presenza di una tomba monumentale, con arcosolio in muratura, situata in prossimità dell’area absidale. I reperti ritrovati, lucerne di fattura grossolana, frammenti di ceramica e  monete, sono dello stesso periodo di quelli ritrovati nella catacomba; testimonianza quindi della contemporaneità del cimitero ipogeo e della soprastante basilica.  La presenza di tale complesso dimostra da un lato la precocità della diffusione del culto cristiano nell’area martana, dall’altro sottolinea il mantenimento di una notevole concentrazione demografica, sia pure di livelli socialmente modesti in tutta la zona. La catacomba fu ovviamente dimenticata quando questo tratto della via consolare perse di importanza, e fu gradatamente interrata dalle alluvioni rovinose del Naja. Solo nel 1600 si ebbe notizia della grotta Traiana, così detta o dal nome della locale famiglia Traia,o perché usata da Traiano quale via militare sotterranea; successivamente su questo luogo cadde il silenzio fino al 1900 quando si tornò a parlare delle catacombe al Secondo Congresso di Archeologia Cristiana.

Curiosità: Sul colle che sovrasta la catacomba si trovano i resti del basamento di un tempio pagano costruito con grossi blocchi squadrati, sul quale è addossata una moderna casa colonica. Nel secolo XIII il sito è documentato come fortilizio, con chiesa dedicata a Sant’Angelo, appartenente alla nobile famiglia dei Monticastri dalla quale discese fra Gian Bernardino Monticastri che, secondo alcune fonti storiche, avrebbe partecipato al primo viaggio di Cristoforo Colombo verso la scoperta del nuovo mondo. Si conserva, murata nella parete anche un’iscrizione che racconta la storia di questo personaggio.

 

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Zampani

Nel XIII secolo il borgo di Zampani ed i suoi abitanti erano compresi nel territorio del castello di Gagliole che si ergeva sulla sommità del colle oggi chiamato Torracio. Distrutto il castello nel 1307, Zampani diventa il centro più importante del territorio circostante e ne assume anche la titolarità nei documenti ufficiali. Nel catasto del 1322, infatti, sotto la denominazione di Villa dei Zampanis figurano allibrate 26 persone molte delle quali sono le stesse o gli eredi di quelle registrate nel 1290 sotto il castello di Gagliole. Gli abitanti di Zampani erano anche costituiti in Communitas o Universitas di carattere agrario e godevano in comune delle risorse di un vasto tenimento di terre nelle montagne retrostanti in vocabolo de Calvellis Fagieti e di Montosoli. Dal secolo XV Zampani entra a far parte del Comune di Massa ed i suoi abitanti ricadono nella giurisdizione religiosa della parrocchia di San Felice di Massa. Nello stato delle anime compilato nel 1639 dall’arciprete don Andrea Boncompagni, vengono registrate nel borgo di Zampani 13 famiglie con 66 abitanti. Nel territorio di Zampani è compreso il brullo e sassoso colle chiamato Rottomario perché, secondo una ben radicata tradizione, in epoca romana vi sarebbe avvenuto uno scontro armato nel corso del quale i seguaci di Mario furono sbaragliati da quelli di Silla. In realtà il toponimo originario era Griptonario, cioè luogo pieno di grotte. Una di queste grotticelle è detta ancora oggi Grotta di San Felice perché la tradizione vuole che in essa si ritirasse in preghiera il santo vescovo della Città Martana, martirizzato nel 303 d.C.. Anticamente, almeno fino alla fine del 1500, questo evento veniva celebrato con una solenne processione che dalla chiesa parrocchiale di San Felice si recava fino alla grotta.

 

Rocchette
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